Pensieri,Panzane&Co

parole non deducibili dalle tasse
domenica, 30 dicembre 2007

things forgotten to upholster sick days

Eva disse

se avessi una bicicletta

mi piacerebbe spingerla al massimo

pedalare senza sosta

vorrei non dare respiro ai piedi, ai tendini, ai muscoli delle gambe, ai polmoni

ecco,

una morte del genere mi piacerebbe

pedalare fino ad avere un attacco di cuore

morire mentre filo via ancora in equilibrio

prima di toccare terra

col vento che spinge le guance verso le orecchie

ad occhi semichiusi lacrimanti

dimenticare gli errori che hanno fatto danni

e tutta la merda che esiste senza brezza

come quando fai lo slalom veloce tra gli alberi di una foresta fittissima

ed ogni attimo potrebbe essere quello in cui assaggi corteccia e sangue

e l’attimo dopo vedi sopra di te gente con la faccia buffa che cerca di dissimulare la faccia terrorizzata dallo schifo che hai tu, in faccia

ecco,

nel turbine d’aria e battiti accelerati e volo di cadavere

un buon motivo

per cadere di schiena al mondo.

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sabato, 08 dicembre 2007

mapping birthmarks

ti ho lasciato un biglietto

e tutto quello che sai dire è

la prossima volta scrivi a matita

così puoi cancellare quando sbagli

ma chi se ne frega di scrivere a matita

a me piace l’inchiostro che imbratta

e sì

i fogli irrimediabilmente persi

le lettere che fanno a pugni per venire fuori da quella macchia incasinata

ma tu avrai sempre la penna rossa in mano

e io il mio grembiule blu col colletto sporco

tu cercherai di vendermi le tue molliche di pane

e io avrò sempre un rumoroso pacchetto di crackers affilati.

così a letto le schiene si esaminano guardinghe i rispettivi nei

io sorrido ad occhi chiusi

tormentandomi i palmi

sotto le palpebre taglio gole rapinando banche

tu sorridi ad occhi chiusi

a braccia incrociate

hai appena ricoperto di gommapiuma tutti i miei spigoli vivi.

 

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martedì, 06 novembre 2007

Never wanted to go home till the last cent was lost

Mi capita di voler toccare l’acqua con le ginocchia. Una pratica che rivela all’attento osservatore la mia tendenza al masochismo. Voler entrare in piscina con le ginocchia prima che con il resto del corpo comporta due ordini di lesioni: collo del piede che striscia contro il bordo e cranio che sbatte, con poca violenza in verità, sott’acqua contro la parete dopo che il corpo ha disegnato un angolo di 180°, grossomodo. Quando il nuoto occupava gran parte delle mie giornate tornavo a casa in motorino coi capelli ancora bagnati sotto il casco ed ero felice, portavo addosso ferite da trekking ma vincevo a dorso/rana. Uscivo dalla piscina, indossavo l’accappatoio e andavo dritta in doccia, senza cagare nessuno. Vivevo d’acqua e non mi serviva altro, tutto era in funzione del mio bisogno primario, tutto scompariva senza scie quando sapevo di poter scegliere di non annegare.

Poi un giorno ho smesso.

E non so perché.

Quando non sopporti più quel tipo di felicità che non ha un senso.

 

 

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lunedì, 22 ottobre 2007

talking about my half-head

vorrei dirti prendi un cestino

oppure

se non ce l’hai

anche una busta di plastica va bene

che domani ti porto a cercare un prato per noi due

il primo prato che ci piace in città

tiriamo fuori il nostro plaid

e io stiro le grinze con il palmo della mano

ci sediamo e beviamo il nostro vino

ci guardiamo come nuovi paesi e sconosciute costellazioni

i clacson rimbalzano attorno

e noi ce ne stiamo lì

coi nostri cappotti addosso e i mezzi sorrisi appiccicati al bordo dei bicchieri

e le grinze che non voglio nemmeno provare a tendere

quelle dove i tuoi occhi diventano infiniti.

 

 

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venerdì, 12 ottobre 2007

danger of collapse

Urlai

datemi corda!

devo poter scendere in fondo al baratro

e cominciare a scavare

fare sabbia

mani nude e qualche cucchiaio di latta

ad aumentare la profondità

per poter cadere un po’ più in basso

la prossima volta che mi sfiori la spalla

senza accorgerti di nulla

Le tempeste le girandole il bollore l’indietro e l'avanti veloce

mi cade addosso

tutto

quello

che

tu

non

sai.

 

 

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lunedì, 01 ottobre 2007

wrapping myself up to you

Come si abbatte un cavallo

un fianco scotta contro il muro

lei scaglia ghiande per terra

esche

aspetta di intravedere

il fuoristrada con la tappezzeria ripiena di animali

Nelle narici l’odore dell’uomo che le insegnerà la calma

e le parole da tirare su al fiume

solo quelle che significano qualcosa

trascinate a capo

Il silenzio è una canna da pesca

per ore

mantenuta in due.

 

 

 

 

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martedì, 18 settembre 2007

fairy's quiet weapon

Capita di vedere fate

niente di psichedelico

fate su sedie a rotelle

mi lanciano tutti i sassi che calpesto

e non devo voltarmi

la schiena non sopporta come il viso

Una volta a casa sto ferma immobile paralizzata

per vedere quand’è che mi viene voglia di lanciare pietre

cerco l’impotenza per capire cos’è la calma

e l’ira sorda per sapere il gusto del perdono incredibile

e ogni volta lancio piume contro la porta chiusa

per vedere chi verrà a salvarmi

e perdonare chi non mi ascolta

Aspetto il giorno in cui smetterò

queste prove di vita

per rendere il dolore poco più di un graffio

un desiderio avverato

di tessuti callosi assediati a vuoto.

 

 

 

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lunedì, 03 settembre 2007

I was swallowing my pain

ho già detto tutto

non andare

resta con una scusa qualsiasi

ma ti ho già detto ogni cosa

e tu hai le orecchie vuote

parole passate

archiviate sotto ok, fatto

troppo forti per attutirne il colpo

come un piede rotto

dopo tre giorni non lo senti più

e dopo un anno avverti di nuovo il dolore con gli uragani

e continuo a dire non andare con le parentesi

due muri che non so togliere

più grossi della porta

e delle tue spalle sulla porta

ma più gracili dei no che potresti scaraventarmi addosso

resto io e due tramezzini al tonno

e l’unica cazzata che riesco a pensare

mento sul tavolo braccia morte indicando i piedi

il pane l’avevi comprato tu.

 

 

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martedì, 28 agosto 2007

and those were the days of roses

Mi piacciono gli alberghi

occupare uno spazio che non è mio

miei i cassetti

miei i saponi

mia la vista dalla finestra

Mi piace abitarli, ingombrarli in silenzio

aprire l’armadio essere rassicurata da una coperta infeltrita che non userò

Mi piace accendere il televisore e azzerare il volume

ascoltare le liti attraverso il muro

Mi piace sentire le loro scuse,

i “sei una merda” - “no, tu”

e dire a bassa voce abbracciala e basta,

non vedi come ti guarda?

labbra di rabbia livida

ma lo sguardo roba diversa.

Mi piace guardare le tende gonfiarsi

nel mattino

quando ti punge il freddo e l’odore di cornetti caldi

ma di sera kebab all’angolo che

impregna lenzuola

E di nuovo sole e hall

quei due che si dicono amore

mentre lui le apre la porta

il portiere mi guarda, hola,

con gli occhi stanchi del turno che passa, stanza 407,

loro due si amano

tu, con chi litighi?

Pachita caffè

carrer de Sicilia

casa mia in prestito

Lascio qualcosa di mio nella camera in affitto perché sia sempre mia

Mi piacciono gli alberghi perché mi avvolgono

e scrivono canzoni per me quando me ne vado

Mi piacciono gli alberghi perché mi ispirano

avrei potuto prendere quattro lauree in un anno

o una specializzazione

essere convinta nel chiamarle poesie

case per scrivere e ricordare

Quei due se ne vanno

ognuno per la sua strada

una volta a Roma ti lascio

in aereo tienimi la mano.

 

 

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domenica, 26 agosto 2007

warm before frozen

Il primo sabato in casa dopo le vacanze

nessuna persona in carne ed ossa nel mio raggio d’azione

ne’ fisico né internettiano

immagino tutti al mare, gli ultimi falò che detesto

feste e sorrisi, discoteche, accoppiamenti

io mi concedo parole a casaccio e letture di poeti sconosciuti

o comunque di poeti

torno a me stessa

mi annoio, scarabocchio, faccio il bucato

lotto con un punto nero

bevo ghiaccio e orzata coi piedi sui mattoni che mi fanno da tavolino in terrazza

ricordi di questi ultimi giorni di solitudine

sospiro e non mi manca nulla

nemmeno agosto che se ne va

 

oddio, qualcosa mi manca.

 

ma faccio un’altra sorsata

quello che serve per incontrare un cubetto

e congelarsi la fronte.

 

 

Intanto canto sottovoce:

 

 

 

 

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